Acquamarina

L’acquamarina è la varietà di berillo più conosciuta ed apprezzata dopo lo smeraldo. Associata al mese di marzo, questa splendida gemma, le cui tinte ricordano le acque del mare, mantiene un’eleganza sottile in tutte le sue tonalità, perfetta per gioielli raffinati e delicati.

Acquamarina: storia e tradizione

Intorno alla storia dell’acquamarina si intrecciano affascinanti miti e leggende, a partire dalla sua etimologia: il suo nome, infatti, deriva dal latino aqua (acqua) e marinus (appartenente al mare), cioè la pietra che giunge dal mare.

Consolidando l’idea di questo forte legame tra la gemma e la dimensione acquatica, gli storici narrano di come gli antichi marinai greci e romani ricorressero all’utilizzo dell’acquamarina in qualità di portafortuna durante i lunghi viaggi da intraprendere in mare. Riconoscendo in essa poteri calmanti per gli stati emotivi più accesi, era usanza per loro gettare in mare amuleti e monili in acquamarina, al fine di calmare le eventuali ire del dio del mare Poseidone – Nettuno per gli antichi romani – e scongiurare così possibili tempeste e naufragi.

Interessante e curioso da citare è poi il fatto che, in epoche antiche, le acquemarine con colore azzurro-verde fossero considerate la più pregiate; il filosofo latino Plinio, infatti, attestava che le migliori acquemarine fossero quelle che immerse in mare non si distinguevano dal colore delle sue acque.

Acquamarina: composizione chimica e colorazione

Acquamarina grezza @ Jeff Scovil

L’acquamarina presenza una gamma di colori alquanto vasta. Le tonalità di questa gemma, infatti, spaziano dall’azzurro all’azzurro-verde al verde-azzurro e sono dovute alla presenza di piccolissime quantità di ferro nella struttura del minerale berillo. Mentre il ferro bivalente è responsabile della tinta azzurra, il ferro trivalente determina le sfumature verdastre più o meno marcate.

Il colore più comune dell’acquamarina è un azzurro verdastro con tonalità chiara, mentre il colore oggi commercialmente più ricercato è, a differenza del passato, un azzurro il più possibile puro ed intenso, con tono da medio a medio-scuro.

Spesso, le tinte più pregiate dell’acquamarina sono note in commercio con il nome di “Santa Maria”, poiché storicamente è dalla località mineraria Santa Maria de Itabira, in Brasile, che provengono gli esemplari dall’azzurro più puro e intenso. Indipendentemente dall’eventuale sfumatura secondaria, le gemme più grandi tendono ad avere un colore più saturo rispetto ai cristalli più piccoli, i quali, spesso, presentano tonalità più pallide. In ogni caso, anche nelle sfumature più profonde, l’acquamarina di rado raggiunge il blu scuro dello zaffiro.

Nel commercio è pratica comune sottoporre l’acquamarina ad un lieve riscaldamento (tipicamente a temperature di 400-450°C) in condizioni atmosferiche riducenti, al fine di eliminare la sfumatura verde indesiderata dovuta al ferro trivalente e lasciare inalterata la componente blu. Il colore degli esemplari riscaldati risulta stabile alla luce.

Acquamarina: grezzo e proprietà fisiche

L’acquamarina cristallizza nel sistema cristallino esagonale ed i cristalli più belli mostrano un abito esagonale perfettamente sviluppato e con terminazioni piatte. Le facce del prisma possono talvolta presentare striature verticali ed incisioni più o meno marcate, le quali rendono il profilo esagonale confuso ed i cristalli possono, in alcuni casi, assumere una forma quasi cilindrica. A differenza degli smeraldi, che sono tipicamente inclusi e fratturati, l’acquamarina cristallizza in un ambiente geologico relativamente “tranquillo”, il quale consente la formazione di cristalli molto limpidi, trasparenti e di elevate dimensioni. Le tipiche inclusioni che si possono trovare all’interno di un’acquamarina sono costituite da inclusioni fluide a due fasi (chiamate bifasiche), fini canali rettilinei e paralleli all’asse ottico che talvolta possono determinare un cosiddetto “effetto pioggia” e, più raramente, cristalli isolati di minerali vari.

I cristalli grezzi di acquamarina possono raggiungere dimensioni ragguardevoli, che spesso superano i 100 carati.  Per via della loro bellezza, questi esemplari sono generalmente lasciati intatti e custoditi presso i musei più rinomati di tutto il mondo.

Di dimensioni e limpidezza straordinarie, l’acquamarina Dom Pedro è uno degli esemplari di acquamarina più famosi: il grezzo, avente una lunghezza di circa mezzo metro, è stato rinvenuto negli ’80 nel distretto pegmatitico di Pedra Azul, nello Stato di Minas Gerais, in Brasile. Da esso è stata poi ricavata una stupenda acquamarina intagliata con lunghezza di 35 cm e peso 10.363 carati. L’acquamarina Dom Pedro ad oggi rappresenta la più grande acquamarina da gemma che sia mai stata estratta ed è possibile ammirarla presso lo Smithsonian Institute di Washington D.C.

Acquamarina “Dom Pedro” (Minas Gerais, Brasile) – 10.363 ct © Donald E. Hurlbert/Smithsonian NMNH

La durezza di 7,5 – 8 secondo la scala di Mohs e la buona tenacità, combinate all’assenza di inclusioni, fanno sì che l’acquamarina sia una gemma molto durevole, purché sia trattata con cura al fine di proteggerla da urti e abrasioni.

I cristalli di acquamarina destinati alla gioielleria sono tagliati e sfaccettati con diverse forme e stili di taglio. Inoltre, per via della sua elevata trasparenza e limpidezza, l’acquamarina si presta molto alla realizzazione di intagli artistici.  In ogni caso, il taglio che consente di sfruttare al meglio la forma del grezzo, permettendo di ridurre al minimo il materiale di scarto, è il taglio smeraldo caratterizzato da una forma ottagonale o rettangolare ad angoli tronchi, abbianta allo stile del taglio a gradini. Quando possibile, inoltre, il tagliatore orienta la tavola perpendicolarmente rispetto all’asse ottico del cristallo (quindi parallelamente rispetto alla direzione di allungamento del cristallo prismatico), in quanto è lungo tale direzione che si può ottenere un colore più intenso. Le pietre poco trasparenti per via della presenza di numerose inclusioni, invece, vengono comunemente tagliate a cabochon. In quest’uultimo caso, se sono presenti numerose inclusioni di sottili canaletti orientati, si può assistere al fenomeno ottico del gatteggiamento: in questo caso si parla di “acquamarina occhio di gatto”.

Acquamarina: geologia e giacimenti

Geologicamente l’acquamarina si forma all’interno di rocce pegmatitiche a chimismo granitico. I minerali che spesso fanno da sfondo ai campioni di acquamarina grezza sono costituiti da candido feldspato, calcite, dolomite, quarzo (sia incolore che affumicato), tormalina nera (schorl) e miche varie in scagliette (biotite, muscovite e lepidolite).

Il principale produttore ed esportatore mondiale di acquamarina è il Brasile: da esso provengono gli esemplari considerati di maggiore qualità, i quali presentano colori che spaziano dal verde bluastro al blu verdastro più o meno intenso, sino al più raro azzurro profondo definito commercialmente “Santa Maria”. Tra le varie località minerarie da cui si estrae l’acquamarina in Brasile, quella più importante si trova nello stato di Minas Gerais, un territorio ricco di rocce pegmatitiche dove, oltre a questa gemma, si trovano anche cristalli di tormalina, topazi, berilli di altri colori e varie altre specie di minerali da gemma.

Importanti giacimenti di acquamarina si trovano anche in diversi Stati africani, tra cui riveste notevole importanza il Madagascar. Altre località minerarie importanti si trovano in Mozambico, Kenya, Tanzania, Zimbabwe, Nigeria, Namibia, Pakistan, Afghanistan, Sri Lanka (ex Ceylon), Myanmar (ex Birmania), Cina, India (Mysore, Kashmir), USA e Australia (Nuovo Galles del Sud). Campioni di acquamarina di interesse collezionistico/museologico, infine, sono stati trovati anche in Italia, in val Codera.

Acquamarina: gioielli famosi

Nel 1953, il popolo brasiliano donò alla Regina d’Inghilterra Elisabetta II una parure con acquemarine e diamanti, composta da collana e orecchini, in onore della sua incoronazione. La collana era preziosamente composta da nove acquemarine oblunghe ed un pendente avente una gemma ancor più grande. I preziosi gioielli piacquero talmente tanto all’appena eletta Regina che, nel 1957, volle commissionare una tiara da abbinarci. Tanto fu lo stupore e l’orgoglio di fronte a tal gesto da parte del popolo brasiliano, che nell’anno successivo le venne donata a completamento della preziosissima parure, un bracciale ed una spilla con la stessa gemma.

Ma la Regina Elisabetta non fu la sola componente della Casa Reale inglese a rimanere affascinata dall’elegante acquamarina. Sancito il divorzio con il Principe Carlo, nel 1996 Lady Diana decise di riporre il preziosissimo anello di fidanzamento precedentemente donatole, composto da un appariscente zaffiro contornato di diamanti, per regalarsi, in segno di rinascita, uno straordinario anello da cocktail disegnato da Asprey, avente un’acquamarina di circa 30 carati. L’anello è stato poi indossato anche da Meghan Markle, durante il ricevimento del suo matrimonio.

L’Asprey Ring indossato da Lady Diana © Vogue

Caratteristiche gemmologiche dell'acquamarina

Specie mineralogica Berillo
Sistema cristallinoEsagonale
Durezza (Mohs)7.5 - 8
Peso specifico2.72
Composizione chimicaBe3Al2Si6O18 – silicato di alluminio e berillio
ColoreAzzurro; azzurro-verde; verde-azzurro
Carattere otticoUniassico negativo (-)
Indici di rifrazione1.577 - 1.583
Birifrangenza0.005 - 0.009

Photo Credit immagine in evidenza © Constantin Wild

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